Pause

Dolore, ci sarebbe stato del dolore e degli strattoni. Quelli fatti da lei per tirarsi indietro, quelli fatti da lui per tirarla a sè.

Pause
Photo by Kelly Sikkema / Unsplash

.2018

Un racconto si scrive con la penna e sulle pagine pari.

“Buongiorno” disse senza convinzione nella ennesima chat avviata dal suo compagno. La pausa fra il testo ed il tasto invia era stata eterna. Che contrasto con l’immediatezza compulsiva dell’inizio. Temeva sarebbe successo. Non all’inizio. All’inizio non aveva saputo nulla, si era lasciata andare ad amare. Ma non era più l’inizio, era l’overtoure della fine. La celebrazione silenziosa che precede la comunicazione.

Dolore, ci sarebbe stato del dolore e degli strattoni. Quelli fatti da lei per tirarsi indietro, quelli fatti da lui per tirarla a sè.

Le soluzioni offerte dalla vita sono così diverse da quelle raccontate nei libri. O forse no. E’ solo il solito fatto del corpo, della mente e poi, naturalmente le emozioni che rendono e l’uno e l’altra così inefficaci, incerti, ammaccati e ridondanti. Aveva pensato di essere una esperta delle emeozioni. Di saperle riconoscere, accettare, guardare in faccia con onestà e coraggio.

Quello in realtà le era mancato, venuto meno come unìalunna che lascia una classe numerosa e nessuno se ne accorge fino a quando non viene il momento che anche quell’alunna diventa essenziale per chiudere l’anno. Andare oltre.

La chat restò ferma, era troppo presto, probabilmente aveva ancora un pò di tempo per leccarsi le ferite prima del nuovo round.

Aveva smesso da tempo di chiedersi come si era cacciata in quel guaio. Adesso, la maggior parte del tempo andava nell’organizzare le minuzie estenunantemente necessarie a dividere due vite.

Le praticalità, sono quelle che tirano via l’anima. Così aveva scoperto di averne una. Una sacca sospesa da qualche parte fra polmoni e cuore, sottoposta ad una continua lacerazione.

Delle volte si era immaginata sarebbe uscita dal suo corpo sotto forma di piscio o feci. Digerita, o vomitata, comunque trasformata. Irriconoscibile. Intrattenibile.
L’anima è una gran complicazione, una balla di emozioni, un gomitolo stomachevole che pretende l’impossibilie.

Lei era sul punto di vomitarla, espellerla, farla fuori. Ne era rimasta poca ormai e quelle pause fra un messaggio ed il successivo erano vitali. Strategiche addirittura. Era in quelle pause che aveva riconosciuta l’incertezza del suo cuore. L’aveva vista riflessa nelle mani e non aveva voluto più negarla.

Le pause le avevano salvata la vita. Se lo era detta mille volte. Il difficile era uscire dalle pause per prendere una nuova direzione. Quello era veremente complicato. Così era successo che tutte le volte aveva risposto e la conversazione era ripresa e niente era cambiato.

Aveva capito che uscire dalle pause ed entrare in qualcosa di nuovo era veramente difficile. Diciamola tutta, praticamente impossibile.
Così aveva cominciato ad usarle, le pause. Senza dirselo, meccanicamente le aveva prolungate, esercitate e le pause avevano cominciato a crescere, farsi più grandi. Strutturate.

Allo stesso modo aveva cominciato a creare nuove chat. Niente di stravolgente, di drastico. Solo piccoli spazi. Silenza sereni non consumati dal dovere stare in guardia di se stesse e dell’altro.

Coltivare .... animare .... scrivere. Di sè, semplicemente. Un grande passo. Rompere con l’abitudine di farcela da sola. Guardarsi nelle parole che altri hanno per le vite, le relazioni.
I fatti delle altre l’avevano aiutata immensamente. Tutti i fatti, quelli grandi, piccoli, ridicoli, tragici.

Così, anche i suoi fatti erano entrati in circolo, erano stati presi, soppesati, arricchiti e smitizzati da emoticons. Meme e tutto l’ambaradan digitale che sapeva andare oltre le parole

Lei stessa era un emoji, meno pallido di quanto fosse in realtà, cosi da sembrare in buona salute.

La sua vita sarebbe miseramente fallita senza instant messaging. Perchè anche se le pause sapevano essere lunghe, quella doppia piccola √ di letto, visto la rassicurava ogni volta, come una corda lanciata ed immediatamente raccolta. Nonostante le chilometriche distanze, sapeva di non essere sola.

Se qualcuno le avesse chesto cosa la rassicurasse di più, avrebbe risposto la battria carica del suo telefono. Rituale e precisa metteva sempre a caricare il suo cellulare. Allo stesso modo la power bank e il suo contratto data era sempre rinnovato. Meglio un libbro in meno che essere a corto di data. Internet era la sua carta verde. E per quanto pieno di spazzatura e cose inutili era la sua chiave per aprire e chiuder, per stare e per uscire dal mondo.