Grbavica

... il mio tempo comincia in una stanza con mobili rococò e carta da parati anni ’70 a spicchi verdi e marroni. Seduta in una poltrona, pietrificata leggo le storie delle donne violate, Bosnia Erzegovina ’92-‘93. Piango...

Grbavica
Grbavica, 2006 directed by Jasmila Žbanić

1 marzo, prima del film grbavica a Sarajevo. Parte la campagna per la dignità delle sopravvissute. Un onore che le donne vogliono riconquistare per sè e per le figlie ed i figli innestate/i come bombe a tempo nelle pance di tante madri. 11 marzo muore slobodan milosevic, l’ultimo dei grandi artefici e con lui muore la colpa. Toccherà adesso alle piccole donne ed ai piccoli uomini fare i conti con la verità e la giustizia.

10 giorni lunghi come 10 anni, ripercorrersi per ritrovarsi. La grande politica non ama gli esseri umani, non ama nessun@ oltre se stessa. Questa è sempre stata, e continua ad essere, la ragione per cui non ha senso.

Così il mio tempo è dentro il tempo balcanico, 10 e più anni di vita e di altre vite, che scorrono l’una di fronte all’altra. Un tempo in cui i fatti sono confusi e poco maneggiabili... hanno il volto di chi sopravvive e la maschera di una morte eccellente. Un convergere dell’impossibile che fa sedere una accanto all’altra: l’arte e la storia, narrate da una come tante, una noi, con un accento lievemente straniero.

Il tempo ha una strana andatura. C’è un tempo per le rincorse, un tempo per gli aereoporti, un tempo che ognuna di noi vorrebbe poter amministrare ... il mio tempo comincia in una stanza con mobili rococò e carta da parati anni ’70 a spicchi verdi e marroni. Seduta in una poltrona, pietrificata leggo le storie delle donne violate, Bosnia Erzegovina ’92-‘93.

Piango...
... le lacrime scorrono da sole, la mascella rigida ed il dito che sfoglia una dietro l’altra le pagine. Non succede a me eppure succede a me, è una questione di corpo. Piango nuovamente nel cinema, 10 anni dopo, nel buio della proiezione. Non c’è nessuna scena violenta, nessuna immagine non servono a me, alle spettatrici agli spettatori, a chi ha vissuto l’assedio, il prima e l’adesso.

Il silenzioso gioco delle parti si interrompe, il tabù è gridato, le vittime resistono a chi le vuole curate in silenzio e ammassate senza distinzione.

Grbavica ha rotto gli argini con la forza di un fiume balcanico, argini alti e stretti, uno spacco di roccia, una breccia nelle coscienze e nelle negazioni. Una chiamata in causa del passato che consegna al presente i nostri volti.

Grbavica è un fiume che divide per le sue rive scoscese e senza retorica ma ha molti guadi, quelli delle vittime e della dignità di ognuna di noi. Un fiume che è al tempo stesso foce e delta: come dimostra il paradigma balcanico delle parti, che immediatamente si preoccupa di ri-nominare il vissuto per rendere il continuo degli eventi estraneo ed ostile. Una campagna per la dignità delle sopravvissute ... in una realtà in cui le sofferenze dei corpi vengono negate in decine di migliaia è una presa di posizione importante, è un guado ed al contempo un argine.

La metafora dei fiumi, nei balcani, è una linea visibile: confine, fronte, territorio. E metaforici, i fiumi scorrono veloci nei balcani in questi primi giorni di marzo. Il grande processo fra stati è al suo avvio, le storie si moltiplicano e sminuzzano per rendere nuovamente la gente spettatrice e burattin@... Ogni cosa viene macchiata di politica, di poteri forti che giustificano se stessi.

Così la morte regala il suo colpo di scena e sottrae l’ultimo grande colpevole dei tre alla giustizia internazionale degli uomini. Sms e chiacchierate via chat, così parliamo di questa morte. Adesso non c’è più il colpevole comodo per la giustizia comoda di un tribunale che firma accordi fra stati per eccezioni ai crimini possibili di alcuni.

Siedono ognuno nel proprio al di là questi potenti-credenti e forse soffrono insieme per le morti causete in questa parte del mondo. Comunque sia polvere alla polvere cenere alla cenere, non sono più qui, hanno fuggita la giustizia incompleta e ridiventano icone dei propri vassalli. Resta a noi alle piccole donne ed ai piccoli uomini ricostruire le colpe dei pochi in una responsabilità collettiva che ridia ai fiumi metaforici il colore di fiume reali.