Esmeralda, internet per le bambine

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Esmeralda, internet per le bambine

Favola letta dall’autrice con scuse anticipate per la dizione.
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C´era una volta una bambina che viveva in una casa piccola e semplice, senza internet. Era l’unica della sua classe a non avere internet e per questo doveva essere sempre sicura di avere tutti i compiti e gli esercizi.

I suoi genitori credevano che internet facesse male ai bambini e ancora di più alle bambine. Le avevano spiegato, prima ancora di imparare a leggere e scrivere che internet non voleva bene alle bambine.

Esmeralda non aveva fatto una piega e aveva promesso che non avrebbe usato internet neanche a scuola. Che sarebbe stata molto attenta. All’inizio era stato facile, non aveva molto chiaro cosa fosse internet e come potesse entrare nella sua vita, poi col tempo era diventato difficile. Internet sembrava essere dapperttutto. Lo usavano ovunque, a scuola, a fare la spesa, per guardare i cartoni.

Esmeralda cominciò ad avere l’affanno. Non respirava mai bene, l’aria le mancava e le sembrava viziata. Cominciò a pensare fosse colpa di internet, che le stava addosso e la seguiva dovunque.

Quando ebbe 10 anni le sembrò di non avere più scampo. Era l’unica della sua classe che non fosse su nessun selfie. L’unica che non avesse un suo smartphone. L’unica che non sapeva niente dei social e l’unica che non sapeva niente di niente.

Le era già successo un paio di volte di trovarsi da sola ad un appuntamento perchè qualcosa era cambiato e lei era l’unica che non era stata avvertita. Fino ad allora si era detta che non era niente di grave, poi, dalle occhiate delle amiche aveva capito che sarebbe andata sempre peggio. Che si scocciavano a doversi ricordare di lei, di un altro messaggio da mandare.

Gli sms erano roba per vecchi ed in più costavano, sembrava, più di internet. Esmeralda pianse ogni sera fino al suo undicesimo compleanno e poi di nuovo fino al dodicesimo.

I suoi genitori sembravano non capire. Internet faceva male alle bambinee questo bastava.

Ne parlavano ogni anno, due volte, fin da quando si ricordava: al suo compleanno e al 31 Dicembre. Al suo compleanno perchè le regalavano sempre qualcosa che non aveva chiesto e che non aveva un abbonamento ad internet. E il 31 Dicembre quando tirava le somme dell’anno vecchio e scriveva propositi e desideri per l’anno nuovo.

Così era arrivata a fare 13 anni e quel giorno aveva capito una cosa importante: senza internet non sarebbe morta.

Si era aspettata di morire da quando aveva 10 anni ed il fiato corto ma non era successo. Così aveva smesso di pensare alle sue amiche, agli appuntamenti mancati, ai compleanni e tutte quelle cose che si potevano fare quando avevi internet.

Le sue ricerche a scuola non erano mai le più aggiornate ed i suoi dati erano sempre tirati fuori da libbri presi a prestito in qualche biblioteca. Sapeva come usare i computers ma erano come usare delle scatole morte. Quello che avevano era tutto nella memoria da cui non entrava o usciva niente.

A 14 anni sapeva cose sui computers che nessuno sapeva e anche su internet. Aveva cominciato proprio in biblioteca nella sezione di informatica e poi non aveva più smesso. Voleva capire perchè internet facesse male alle bambine ed i suoi genitori sapevano solo girare intorno alle cose e non le dicevano niente.

Così aveva cominciato con i computers, i programmi, la rete e poi aveva continuato a leggere tutto quello che poteva, sempre di più fino a che un giorno, senza accorgersene, era arrivata su internet.

Aveva 14 anni ed aveva superato i blocchi della sala lettura e si era ritrovata in rete.

All’inizio le era preso il panico, poi ci aveva ripensato. Internet non sapeva chi fosse Esmeralda. La tessera era solo un numero e lei usava tante tessere perchè i libri che leggeva non erano più da tanto tempo roba per bambine.

Così aveva proseguito, adesso poteva leggere molti più libri e sapere molte più cose. A scuola cercava di non farsi scoprire e di rimanere sempre la stessa Esmeralda che non sa le cose.

Però era difficlie, non tanto con i compagni e le compagne che non capivano niente di quello che interessava Esmeralda. Era diffcile con i professori, che sembravano veramento non capire internet e che, come i suoi genitori, continuavano a dire facesse male alle bambine ma sempre girandoci intorno.

Il giorno che Esmeralda compì 18 anni se ne andò di casa. Lasciò un biglietto ai suoi genitori scritto in lettere chiare e nessun indirizzo. Si era preparate bene e aveva trovato casa in un’altra città. Aveva preparato i documenti e tutto quello che serviva senza lasciare traccia.

I genitori quando trovarono il biglietto si rivolsero alla scuola, ai compagni ma nessuno sapeva niente. Esmeralda non aveva amiche e quasi nessuna il suo numero di telefono. In biblioteca fu un altro buco nell’acqua, la tessera di Esmeralda era piena di testi inutili e datati.

Il messaggio di Esmeralda era stato semplice:“Addio.” e poi l’indicazione dell’articolo che spiega che con la maggiore età cessano gli obblighi ma anche i poteri dei genitori.

Esmeralda non tornò mai più da loro, ne scrisse mai. Cambiò anche il suo nome e se ne andò in Islanda. Quando compì 40 anni scrisse un bestseller e spiegò che internet non faceva male alle bambine ma che erano gli adulti che costruivano internet e che con le loro idee e convinzioni, lo trasformavano in una macchina da usare contro le bambine.

Intitolò il libro “Internet per le bambine”, in cui spiegava ogni singola parte della rete e spiegava alle bambine dove stessero i trucchi ed i buchi. Raccontò di tutte le bambine che avevano costruito internet e di cui nessuno aveva mai sentito e parlò anche di sè, della bambina Esmeralda che aveva imparato internet stando fuori da internet.

I suoi genitori non ne seppero nulla, perchè non leggevano niente in digitale e le sue compagne non ne seppero nulla anche se molte di loro erano pronte a giurare sulla propria vita che internet facesse male alle bambine.

Furono le bambine a leggere e capire, e proseguirono il lavoro di Esmeralda per un internet dalla parte delle bambine, dove gli unicorni spiegano l’informatica e la rete, ed il codice nei programmi parla di un mondo giusto e felice.

Esmeralda guardò la sua lista del 31 Dicembre e sorrise, finalmente tirò una linea sul suo primo e più vecchio desiderio: “Internet non fa male alle bambine che costruiscono internet per bambine come loro e non solo”.


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